Archive for febbraio 2011

Il Cigno Nero (Black Swan, Darren Aronosfky, 2010)

23 febbraio 2011

Quando ho sentito parlare per la prima volta di questa pellicola ero quasi tentata di correre al Festival del Cinema di Venezia per vederlo subito, visto che Aronofsky, almeno per me, è uno di quei registi con il quale si può tranquillamente andare a scatola chiusa senza mai rimanere delusi. E infatti, neanche stavolta è stato così.

Leggendo la trama del film in giro per il web non si coglie, a mio parere, ciò che è il vero punto cardine della storia: ciò che viene narrato non è, infatti, la rivalità tra due ballerine, Nina (Natalie Portman) e Lily (Mila Kunis), che si contendono la parte di Odette/Odile nel Lago dei Cigni di Tchaikovsky, ma tra Nina e Nina. Tra il cigno bianco e quello nero, tra due lati della stessa medaglia: quello docile, schivo e innocente e l’altro, sensuale e sicuro, creato ad hoc sotto le pressioni del regista Thomas (Vincent Cassel) e che rimane latente per quasi tutta la durata del film, fino ad esplodere nella meravigliosa sequenza finale del balletto, per l’appunto, del Cigno Nero.

Il tema del doppio, ricalcato anche dalla presenza insistente di specchi e superfici riflettenti in gran parte delle inquadrature, si mescola alla paranoia, alla follia, alle allucinazioni di Nina; Aronofsky inganna lo spettatore, lo convince di qualcosa e subito si smentisce, lo fa diventare vero e proprio protagonista degli inquietanti deliri di Nina, trasponendo alla perfezione sullo schermo la confusione che regna nell’inconscio della prima ballerina, continuamente in bilico tra la realtà e la più cupa immaginazione.

Natalie Portman è meravigliosa, è vero: la sua metamorfosi, soprattutto fisica, è impressionante. C’è però da dire che non ho trovato in lei quella disumana, eccelsa, magistrale caratterizzazione delle due diverse “facce” che c’era invece nella Naomi Watts di Mulholland Drive; è comunque probabile che ciò sia dovuto al, nonostante tutto, poco spazio dato al lato nero rispetto a quello bianco o, ipotesi forse ancora più plausibile, alla visione del film in versione doppiata: spero di poter rimediare al più presto, riguardarlo in originale e, magari, modificare la mia opinione.

Detto questo, il film è davvero uno di quelli che ti fanno uscire dalla sala soddisfatto, uno di quelli che rivedresti volentieri il giorno dopo. Ora non ci resta che aspettare domenica prossima e scoprire quale sarà il verdetto dell’Academy, che ha candidato la pellicola a cinque premi Oscar, tra cui miglior attrice protagonista per la Portman, miglior regia per Aronofksy e miglior film.

Bus nr.3 I love you but you’re bringing me down.

8 febbraio 2011

Allora, io sono davvero tentata di effettuare una ricerca sociologica sul bus numero 3 di Roma, perché secondo me ne vale la pena, ma veramente.

Mi dicono dalla regia che Roma ha circa 2,8 milioni di abitanti, ed evidentemente di questi 2,8 diciamo che uhm… 2,7 prendono il 3.
Ma torniamo un passo indietro.
Perché questo 3 è così affollato? I motivi sono molteplici:
a) fa un giro molto lungo e contorto;
b) passa in zone residenziali (pur non andando in periferia) ma anche in molti (MOLTI) luoghi di interesse;
c) ferma alla Sapienza (e forse basterebbe questo come motivo, in effetti).

Ora, devo dire la verità, il 3 è davvero un grande autobus, il percorso è favoloso e davvero molto utile, e tra l’altro mi passa esattamente sotto casa e mi lascia esattamente davanti alla facoltà, quindi non dovrei lamentarmi.
Però.
Però per colpa di questo maledetto 3, le mie mattine iniziano tutte così:
– attesa alla fermata sotto casa, e fin qui nessun problema;
– arriva il bus, un bel po’ di gente scende (probabilmente perché va a prendere la metropolitana), e ciò mi rende felice;
– il bus parte e arriva, disgraziatamente, a Porta San Giovanni: nel vedere la marea di gente in attesa alla fermata sono presa da una forte disperazione;
– dopo che la gente è entrata (ed è meglio che non vi dica in che stati verte ormai l’interno del bus), si riparte e si arriva presto al secondo dramma, ossia Porta Maggiore: meno male che almeno qui scende qualcuno. Segue ingorgo perenne per entrare nel sottopassaggio che porta a San Lorenzo;
– quando si arriva alla prima fermata di Scalo San Lorenzo ormai il bus è saturo ma questo non scoraggia le altre circa ottocento persone in attesa di salire, noncuranti del fatto che lo spazio fisico all’interno sia ormai inesistente;
– dopo tre fermate devo finalmente scendere, ma ogni volta arriva puntuale l’attacco di panico causato dai soliti terrificanti quesiti: “ma se non riesco a scendere? e se non mi fanno passare? non dovrò mica arrivare fino al Verano?”; per ora non è mai successo, fortunatamente.

Adesso voi direte vabbè, se lo prendi durante l’ora di punta è ovvio che c’è gente e blablabla; eh no cari miei, perché il 3 è pieno SEMPRE. A qualsiasi ora del giorno e della sera (sera, sì, perché è tipo uno dei 3-4 bus su 27461 che non stacca a mezzanotte ma prima; ovviamente uno degli altri 3-4 passa pure lui sotto casa mia, giustamente).

E al ritorno, poi, le cose non è che cambino chissà quanto, anzi: io che finisco i corsi ogni giorno alle due del pomeriggio mi becco pure un (presumo) liceo intero che ha appena finito le lezioni. Tutti prendono il 3, naturalmente.
E non posso neanche gioire quando tutti scendono a Porta San Giovanni (chissà perché poi all’andata tutti salgono lì e al ritorno tutti scendono invece, in teoria visto che è una zona assai trafficata tutti dovrebbero sia scendere che salire, mah!), perché tanto dopo due minuti scendo pure io e quindi non posso godermi la quiete.

Quindi, consiglio spassionato: lo so che sarete tentati di prenderlo, perché è davvero comodo, ma non fatelo, a meno che non siate costretti, pena punizioni corporali. Evitate il 3 come la peste!
E se per caso lo trovate vuoto (come è successo a me ieri mattina), iniziate a guardarvi intorno con fare circospetto, perché potrebbe accadervi di tutto per compensare il vostro karma benevolo.
D’altronde, però, il 2012 è vicino, no?

Ma questi Oscar?

6 febbraio 2011

Già i Golden Globes avevano snobbato il (secondo noi) film dell’anno, a.k.a. Inception, ma a ora ci si mettono pure gli Oscar!
Non nominare Nolan per miglior regia è peggio di una bestemmia, e miglior film non lo vincerà mai, lo sappiamo tutti.

Detto questo, premesso che molti film non sono stati ancora da me visionati, secondo il mio personale toto-Oscar i migliori attori saranno Colin Firth (protagonista) e Christian Bale (non protagonista, e aggiungerei anche un “magari!”); le attrici mi lasciano un po’ dubbiosa: oserei dire Natalie Portman come protagonista ma non ci metterei la mano sul fuoco, mentre la non protagonista rimane un grande punto interrogativo.
Miglior film di animazione Toy Story 3, perché ormai la Pixar vince ogni anno e ne siamo tutti consapevoli.
Fotografia deve andare a Jeff Cronenveth per The Social Network, memori anche dei suoi precedenti lavori tra i quali spicca il nostro adorato Fight Club.
Regia a questo punto spero vada a David Fincher per The Social Network, nonostante non sia certo la sua opera migliore (all’Academy piace proprio nominare i registi solo quando rendono al di sotto del loro potenziale, vedi Scorsese con The Departed); ma noi lo amiamo profondamente quindi saremo contenti lo stesso. Altrimenti che lo diano ad Aronofsky, piuttosto.
La colonna sonora mi mette in crisi: da un lato vorrei che andasse a Hans Zimmer per Inception (davvero sublime), ma d’altro canto c’è niente-popò-di-meno-che mister Trent Reznor (e Atticus Ross) per The Social Network, altro nostro grande amore. È dura.
Milgior film non andrà mai a Inception, facciamocene una ragione; di conseguenza protesto e non mi pronuncio sul verdetto.
E infine veniamo ai premi (secondo il mio modesto parere) più importanti: le sceneggiature. La non originale diamola pure a The Social Network (anche se, come già dissi in precedenza, mi mancano praticamente tutti gli altri candidati, soprattutto The King’s Speech che mi dicono essere notevole), ma se osano lasciare a mani vuote Nolan per il suo fantastico script originale per Inception state pur certi che imbracceremo i fucili e ci lanceremo immediatamente in una terribile spedizione punitiva.

Questo è quanto; ora non ci resta che attendere il 27 febbraio (e quest’anno non potrò neanche seguire la cerimonia in diretta poiché non più Sky-munita, mannaggia!): chi vivrà, vedrà.