Il Cigno Nero (Black Swan, Darren Aronosfky, 2010)

Quando ho sentito parlare per la prima volta di questa pellicola ero quasi tentata di correre al Festival del Cinema di Venezia per vederlo subito, visto che Aronofsky, almeno per me, è uno di quei registi con il quale si può tranquillamente andare a scatola chiusa senza mai rimanere delusi. E infatti, neanche stavolta è stato così.

Leggendo la trama del film in giro per il web non si coglie, a mio parere, ciò che è il vero punto cardine della storia: ciò che viene narrato non è, infatti, la rivalità tra due ballerine, Nina (Natalie Portman) e Lily (Mila Kunis), che si contendono la parte di Odette/Odile nel Lago dei Cigni di Tchaikovsky, ma tra Nina e Nina. Tra il cigno bianco e quello nero, tra due lati della stessa medaglia: quello docile, schivo e innocente e l’altro, sensuale e sicuro, creato ad hoc sotto le pressioni del regista Thomas (Vincent Cassel) e che rimane latente per quasi tutta la durata del film, fino ad esplodere nella meravigliosa sequenza finale del balletto, per l’appunto, del Cigno Nero.

Il tema del doppio, ricalcato anche dalla presenza insistente di specchi e superfici riflettenti in gran parte delle inquadrature, si mescola alla paranoia, alla follia, alle allucinazioni di Nina; Aronofsky inganna lo spettatore, lo convince di qualcosa e subito si smentisce, lo fa diventare vero e proprio protagonista degli inquietanti deliri di Nina, trasponendo alla perfezione sullo schermo la confusione che regna nell’inconscio della prima ballerina, continuamente in bilico tra la realtà e la più cupa immaginazione.

Natalie Portman è meravigliosa, è vero: la sua metamorfosi, soprattutto fisica, è impressionante. C’è però da dire che non ho trovato in lei quella disumana, eccelsa, magistrale caratterizzazione delle due diverse “facce” che c’era invece nella Naomi Watts di Mulholland Drive; è comunque probabile che ciò sia dovuto al, nonostante tutto, poco spazio dato al lato nero rispetto a quello bianco o, ipotesi forse ancora più plausibile, alla visione del film in versione doppiata: spero di poter rimediare al più presto, riguardarlo in originale e, magari, modificare la mia opinione.

Detto questo, il film è davvero uno di quelli che ti fanno uscire dalla sala soddisfatto, uno di quelli che rivedresti volentieri il giorno dopo. Ora non ci resta che aspettare domenica prossima e scoprire quale sarà il verdetto dell’Academy, che ha candidato la pellicola a cinque premi Oscar, tra cui miglior attrice protagonista per la Portman, miglior regia per Aronofksy e miglior film.

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4 Risposte to “Il Cigno Nero (Black Swan, Darren Aronosfky, 2010)”

  1. Whowatch Says:

    Detta così fa venire quasi voglia di vederlo anche se è un film coi balletti 😐
    Io mi sto ancora crogiolando dalla visione de “Il Grinta” e in tutta onestà avevo in mente di andare a vedere altri film, ma dato che ne parlano tutti bene non potrò proprio ignorarlo. Balletto incluso..

  2. Noodles Says:

    Nella versione originale la Portman è davvero straordinaria
    per quanto riguarda il modo di pubblicizzare il film… be’ quello era l’unico possibile per non “svelare” il mistero che sottende, che poi in effetti verso i tre quarti del film o anche prima diventa abbastanza chiaro.

  3. Sista Says:

    Quoto sorella! Tra l’altro sottolinerei quanto sia notevole l’angoscia che trasmette la schizofrenia del film nonostante, come hai detto tu, il poco spazio dato al “lato nero”! In attesa anch’io di guardarlo v.o…

  4. Ma questi Oscar? Parte seconda (con un po’ di ritardo). « Hachi And The City Says:

    […] Hachi And The City or: things I like and how to survive in Rome (and not just there!) « Il Cigno Nero (Black Swan, Darren Aronosfky, 2010) […]

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