Trieste mia.

Trieste

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

[U. Saba]

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5 Risposte to “Trieste mia.”

  1. stefanodamico Says:

    O.O questo è il genere di malinconia e amore che più preferisco: quello impossibile riferito a città o oggetti. Non so se sia opera tua o meno, ma bella poesia e buona malinconia.

  2. Hachi Says:

    sia mai, la poesia è celeberrima ed è di Saba, magari fossi in grado di scrivere così! 😀

  3. Whowatch Says:

    non conosco 🙂 però rimane bella!

  4. Noodles Says:

    Si dovrebbe leggerlo di più Saba. Ottima poesia riportata, sorè. Bella bella, di quella malinconia che è un piacere leggere, che diventa tua nel momento in cui leggi.

  5. giusymar Says:

    Non ho mai letto questa poesia. Come è bella…

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