Archive for the ‘Cinema’ Category

Melancholia (Lars Von Trier, 2011)

14 novembre 2011

Se devo essere sincera mi risulta piuttosto difficile mettere nero su bianco un qualsivoglia commento su questo film: a una settimana di distanza dalla visione sono ancora presa da una sorta di blocco dello scrittore. D’altronde, non è mai facile criticare in maniera oggettiva un’opera d’arte, e questo film a mio avviso lo è. Fin dai primi minuti, infatti, più che scene nel significato strettamente cinematografico del termine, sullo schermo si susseguono quadri, immagini in lentissimo, quasi impercettibile movimento, accompagnate dal meraviglioso preludio del Tristan und Isolde di Wagner (non poteva esserci musica più adatta).

La minaccia dell’impatto dell’immaginario pianeta Melancholia viene usata come pretesto per un discorso ben più ampio sulla psiche umana, su come l’ipotesi di una morte imminente venga affrontata da persone molto diverse fra loro e susciti reazioni opposte a quelle che ci si aspetterebbe.

Alcune scene “cosmiche” riportano alla mente The Tree of Life, nonostante le due pellicole non abbiano praticamente nulla in comune, se non il fatto di essere state entrambe presentate in concorso a Cannes quest’anno (che selezione incredibile in questa edizione!), ed è proprio l’impatto visivo (in simbiosi perfetta con, non mi stancherò mai di dirlo, le meravigliose note di Wagner) il vero punto di forza di tutto il film, nonostante Kirsten Dunst e Charlotte Gainsbourg facciano letteralmente a gara a chi è più brava.

Per quanto riguarda, infine, la sequenza finale, non si può dire altro se non che lasci totalmente senza fiato.

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This Must Be The Place (Paolo Sorrentino, 2011)

20 ottobre 2011

This Must Be The Place

Le inquadrature rigorose, studiate fin nei minimi dettagli; l’ormai stracitato piano sequenza dell’esibizione di David Byrne; le meravigliose panoramiche dei paesaggi americani; la telecamera che osa anche un tuffo in piscina: This Must Be The Place è tutto questo, e anche di più. È un’esperienza visiva catalizzante, a tal punto da far perdere, perlomeno alla sottoscritta, l’attenzione per la trama.

Trama che, siamo onesti, non brilla di particolare originalità, così come la sceneggiatura: i dialoghi sono spesso banali, anche se, vista l’indole un po’ ingenua e stralunata del personaggio di Cheyenne, potrebbero in realtà far pensare a una banalità voluta. E a proposito di Cheyenne, la visione in versione originale è d’obbligo se si vuole godere appieno della performance di Sean Penn, che si riconferma per l’ennesima volta uno dei migliori attori in circolazione.

La colonna sonora di David Byrne è perfetta, aspetto non nuovo nei film del regista partenopeo, che da sempre sa fondere musica e immagini in maniera magistrale (si pensi, ad esempio, ai fantastici titoli di testa de Il Divo).

Nel corso degli anni Sorrentino ci ha abituati bene; questa trasferta americana fa ben sperare, lasciandoci in attesa di nuovi, passatemi il termine, “orgasmi visivi”.

Mastroianni e i paradisi perduti.

29 agosto 2011

“Secondo Proust, i paradisi migliori sono i paradisi perduti: è una frase giustamente famosa. Io mi permetto di aggiungere che forse esistono paradisi ancora più attraenti dei paradisi perduti: beh, sono quelli che non abbiamo mai vissuto, i luoghi e le avventure che intravediamo laggiù, non alle nostre spalle o nei paradisi perduti che ci riempiono di nostalgia, ma davanti a noi in un futuro che un giorno, forse come i sogni che si avverano, riusciremo a raggiungere, a toccare. Chissà, forse il fascino del viaggiare sta in quest’incanto, in questa paradossale nostalgia del futuro: è la forza che ci fa immaginare o illuderci di fare un viaggio e trovare in una stazione sconosciuta qualcosa che potrebbe cambiare la nostra vita. Forse uno smette veramente di essere giovane quando riesce solo a rimpiangere, ad amare, soltanto i paradisi perduti.”

Mai il globo terraqueo vedrà uomo più perfetto.
Splendido Marcello: che classe, che voce, che tutto.

Guardate Mi ricordo, sì, io mi ricordo: un piacevole documentario dove Mastroianni si racconta ripercorrendo la sua meravigliosa carriera cinematografica.
Mancano attori così, mancano davvero.

Amidei 2011: bilancio finale.

25 luglio 2011

Totale film visionati: 25.

Vivement Truffaut:
Les Mistons;
Un histoire d’eau;
Les 400 coups;
Tirez sur le pianiste;
L’argent de poche;
Vivement dimanche;
Adele H;
La femme d’à côté;
Jules et Jim;
L’enfant sauvage;
Antoine et Colette;
Baisers volés;
Domicile conjugal;
L’amour en fuite;
La nuit américaine;
L’homme qui aimait les femmes;
À bout de souffle;
Une belle fille comme moi.

In concorso:
La solitudine dei numeri primi;
Benvenuti al sud;
Il ragazzo con la bicicletta;
Vento di primavera;
Another Year;
L’illusionista (che ha, meritatamente, vinto).

Opera prima:
Corpo celeste.

Che dire? Meravigliosa la rassegna su Truffaut (comprese le interessantissime Masterclass che si sono svolte nell’arco dei dieci giorni), vedere e rivedere i film del maestro, tra l’altro in versione originale, è stata una vera goduria per occhi e mente; se la stanchezza non mi avesse vinto in alcuni giorni avrei voluto vederne ancora di più!
Non posso dire lo stesso per i film in concorso e per l’opera prima: tra quelli che ho visto mi è piaciuto veramente tanto dall’inizio alla fine solamente il vincitore, L’Illusionista di Sylvain Chomet. Per quanto riguarda gli altri, alcuni mediocri, altri veramente brutti (La solitudine dei numeri primi, tanto per dirne uno); salverei giusto Benvenuti al Sud perché perlomeno è divertente.

E ora non mi resta che dire arrivederci alla trentunesima edizione nel 2012!

[Tutte le info, come sempre, qui: www.amidei.com]

Planning Amidei 2011.

5 luglio 2011

Le prime stime:
– media di 4-5 film al giorno;
– 6 giorni su 10 si inizia già la mattina;
– 7 giorni su 10 si finisce a notte fonda;
– in 3 occasioni dovrò scegliere tra più film che si accavallano.

Conclusioni:
– dal 14 al 23 luglio non esisto.
– sopravviverò?
– alla fine è tutta colpa della rassegna su Truffaut.

http://www.amidei.com/

Direi che si addice.

8 marzo 2011

Sto vivendo una crisi
e una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va
sto vivendo una crisi
e una crisi è nell’aria ogni volta che mi sento solo
so che rimarrò distratto per un po’
quindi rimarrò altrettanto distante
quando inizia una crisi è un po’ tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare
so che rimarrò un po’ assente da scuola
e forse non andrei nemmeno al lavoro
quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi
che credevo persi
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perché
ho il sospetto che non sia un buon esempio
camminare a un metro e mezzo da terra
molto spesso una crisi è tutt’altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia
infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare

 

Passerà? Speriamo.
Intanto ho visto The Fighter, Christian Bale esagerato. Magari tra un po’ arriva la recensione, chissà.

Ma questi Oscar? Parte seconda (con un po’ di ritardo).

3 marzo 2011

Ritardo dovuto al fatto che non avevo ancora visto The King’s Speech e non volevo parlare del vincitore dei due premi maggiori così, a casaccio.

Premessa doverosa: non ho potuto seguire la cerimonia, quindi non potrò commentare la conduzione di James Franco e Anne Hathaway, chiedo venia.
Detto questo, un commento rapido su vincitori e vinti.

Devo ammettere che per quanto riguarda gli attori mi trovo abbastanza d’accordo con l’Academy: Colin Firth è veramente strepitoso, Natalie Portman pure (già lo dissi nel post precedente dedicato a Black Swan), per Melissa Leo attendo la visione di The Fighter (che avverà molto, molto presto); dovrei dire lo stesso per Christian Bale ma vado sulla fiducia, e poi stiamo parlando di uno dei miei attori preferiti, quindi vederlo con quella statuetta in mano, dopo anni di ottime performance, è stato per me motivo di immensa gioia.
Sono molto soddisfatta anche per il premio alla miglior colonna sonora, andato a Trent Reznor e Atticus Ross per The Social Network: cioè, Trent Reznor! Che vince un Oscar! Da fan di lunga data dei Nine Inch Nails non posso che essere d’accordo con la decisione, e poi insomma, finalmente un po’ di aria fresca, finalmente qualcosa di diverso.

Ma ora veniamo ai tasti dolenti. Punto primo: le sceneggiature. Mi può stare anche bene il premio per la non originale a The Social Network, però quella originale a The King’s Speech… ma stiamo scherzando? Con un avversario come Inception nella cinquina dei nominati? Davvero una scelta incommentabile.
E sempre per restando in tema Inception, ma che gli avrà mai fatto di male questo film all’Academy? Niente nomination per miglior regia (!!!), snobbato nelle altre categorie maggiori, si porta a casa solo quattro premi minori, così, giusto per dargli un contentino. Incrocio le braccia ed esprimo il mio più totale disappunto (per non dire incazzatura).

Last but not least: miglior regia e miglior film. Allora, cari signori e signore della giuria, ma dove c’è scritto che questi due premi bisogna sempre darli allo stesso film? È tanto difficile scinderli una volta ogni tanto? Ok, l’avevano capito anche i muri che l’Oscar per il miglior film lo volevate dare a The King’s Speech (e non solo quello, veramente quest’edizione è stata una delle più scontate degli ultimi tempi), ma la miglior regia? Vogliamo parlarne? No, in effetti non vogliamo. E questo è quanto.

Il Cigno Nero (Black Swan, Darren Aronosfky, 2010)

23 febbraio 2011

Quando ho sentito parlare per la prima volta di questa pellicola ero quasi tentata di correre al Festival del Cinema di Venezia per vederlo subito, visto che Aronofsky, almeno per me, è uno di quei registi con il quale si può tranquillamente andare a scatola chiusa senza mai rimanere delusi. E infatti, neanche stavolta è stato così.

Leggendo la trama del film in giro per il web non si coglie, a mio parere, ciò che è il vero punto cardine della storia: ciò che viene narrato non è, infatti, la rivalità tra due ballerine, Nina (Natalie Portman) e Lily (Mila Kunis), che si contendono la parte di Odette/Odile nel Lago dei Cigni di Tchaikovsky, ma tra Nina e Nina. Tra il cigno bianco e quello nero, tra due lati della stessa medaglia: quello docile, schivo e innocente e l’altro, sensuale e sicuro, creato ad hoc sotto le pressioni del regista Thomas (Vincent Cassel) e che rimane latente per quasi tutta la durata del film, fino ad esplodere nella meravigliosa sequenza finale del balletto, per l’appunto, del Cigno Nero.

Il tema del doppio, ricalcato anche dalla presenza insistente di specchi e superfici riflettenti in gran parte delle inquadrature, si mescola alla paranoia, alla follia, alle allucinazioni di Nina; Aronofsky inganna lo spettatore, lo convince di qualcosa e subito si smentisce, lo fa diventare vero e proprio protagonista degli inquietanti deliri di Nina, trasponendo alla perfezione sullo schermo la confusione che regna nell’inconscio della prima ballerina, continuamente in bilico tra la realtà e la più cupa immaginazione.

Natalie Portman è meravigliosa, è vero: la sua metamorfosi, soprattutto fisica, è impressionante. C’è però da dire che non ho trovato in lei quella disumana, eccelsa, magistrale caratterizzazione delle due diverse “facce” che c’era invece nella Naomi Watts di Mulholland Drive; è comunque probabile che ciò sia dovuto al, nonostante tutto, poco spazio dato al lato nero rispetto a quello bianco o, ipotesi forse ancora più plausibile, alla visione del film in versione doppiata: spero di poter rimediare al più presto, riguardarlo in originale e, magari, modificare la mia opinione.

Detto questo, il film è davvero uno di quelli che ti fanno uscire dalla sala soddisfatto, uno di quelli che rivedresti volentieri il giorno dopo. Ora non ci resta che aspettare domenica prossima e scoprire quale sarà il verdetto dell’Academy, che ha candidato la pellicola a cinque premi Oscar, tra cui miglior attrice protagonista per la Portman, miglior regia per Aronofksy e miglior film.

Ma questi Oscar?

6 febbraio 2011

Già i Golden Globes avevano snobbato il (secondo noi) film dell’anno, a.k.a. Inception, ma a ora ci si mettono pure gli Oscar!
Non nominare Nolan per miglior regia è peggio di una bestemmia, e miglior film non lo vincerà mai, lo sappiamo tutti.

Detto questo, premesso che molti film non sono stati ancora da me visionati, secondo il mio personale toto-Oscar i migliori attori saranno Colin Firth (protagonista) e Christian Bale (non protagonista, e aggiungerei anche un “magari!”); le attrici mi lasciano un po’ dubbiosa: oserei dire Natalie Portman come protagonista ma non ci metterei la mano sul fuoco, mentre la non protagonista rimane un grande punto interrogativo.
Miglior film di animazione Toy Story 3, perché ormai la Pixar vince ogni anno e ne siamo tutti consapevoli.
Fotografia deve andare a Jeff Cronenveth per The Social Network, memori anche dei suoi precedenti lavori tra i quali spicca il nostro adorato Fight Club.
Regia a questo punto spero vada a David Fincher per The Social Network, nonostante non sia certo la sua opera migliore (all’Academy piace proprio nominare i registi solo quando rendono al di sotto del loro potenziale, vedi Scorsese con The Departed); ma noi lo amiamo profondamente quindi saremo contenti lo stesso. Altrimenti che lo diano ad Aronofsky, piuttosto.
La colonna sonora mi mette in crisi: da un lato vorrei che andasse a Hans Zimmer per Inception (davvero sublime), ma d’altro canto c’è niente-popò-di-meno-che mister Trent Reznor (e Atticus Ross) per The Social Network, altro nostro grande amore. È dura.
Milgior film non andrà mai a Inception, facciamocene una ragione; di conseguenza protesto e non mi pronuncio sul verdetto.
E infine veniamo ai premi (secondo il mio modesto parere) più importanti: le sceneggiature. La non originale diamola pure a The Social Network (anche se, come già dissi in precedenza, mi mancano praticamente tutti gli altri candidati, soprattutto The King’s Speech che mi dicono essere notevole), ma se osano lasciare a mani vuote Nolan per il suo fantastico script originale per Inception state pur certi che imbracceremo i fucili e ci lanceremo immediatamente in una terribile spedizione punitiva.

Questo è quanto; ora non ci resta che attendere il 27 febbraio (e quest’anno non potrò neanche seguire la cerimonia in diretta poiché non più Sky-munita, mannaggia!): chi vivrà, vedrà.

Questi Golden Globes mi hanno un po’ delusa.

17 gennaio 2011

The Social Network ci era piaciuto assai (e ha vinto miglior film e miglior regia), però insomma, non dare neanche UN premio a Inception… no. Non andiamo d’accordo, HFPA.

Il premio per migliore attrice Natalie Portman non fa che accrescere la mia voglia di vedere Black Swan (anche se, devo ammetterlo, lei mi sta un po’ sulle palle, per quanto brava possa essere).
Pure Christian Bale ha vinto, miglior attore non protagonista per The Fighter: io il film non l’ho ancora visto, ma il mio amore per lui è noto, quindi sono contenta.

Hands up a pacchi invece per il premio a Trent Reznor e Atticus Ross per la soundtrack di The Social Network, molto molto figa.

E, infine, enorme gaudio per il premio a Jim Parsons per migliore attore in una serie tv comica (The Big Bang Theory): strameritato, come sempre. Mi auguro che i premi, per lui, continuino ad arrivare in grandi quantità.

Qui tutti i vincitori.