Archive for the ‘Varie’ Category

No more thinking different.

7 ottobre 2011

Steve Jobs

Goodbye, Steve.

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Ultimi giorni in patria: molto caldo e poca fantasia.

25 agosto 2011

Forse sono i 36°C costanti di questi ultimi giorni che mi hanno mandato in pappa il cervello, o forse sono le molte (ma mai abbastanza!) feste triestine: fatto sta che non so proprio cosa raccontare. Anzi, il cosa lo saprei pure, è il come che mi sfugge.

Insomma, la pigrizia regna sovrana, siamo alle battute finali della mia meravigliosa (?) tesi di master (argomento: il Premio Sergio Amidei, e come potevamo esimerci?), e tra pochi giorni ritorno nella capitale.

E, fortunatamente, non sotto i ponti come temevo: udite udite, ho una dimora! Per un mese soltanto, ma ce l’ho (e no, non è né la casa A né la B). E dopo questo mese, vi chiederete voi? Ci sarebbe quest’idea di cercare casa assieme ad una cara compagna di corso, anche lei come me stagista in quel di Roma Nord.

Quindi, fedeli lettori (ma ci siete ancora?), stay tuned. Perché tra poco inizieranno le storie divertenti, se mai avrò tempo di scriverle: le mie disavventure nel delirio dell’ufficio stampa del Festival Internazionale del Film di Roma (ah perché, non ve l’avevo ancora detto?).

Perché amo scrivere?

30 giugno 2011

Insomma c’è questo laboratorio di scrittura creativa organizzato dalla RAI che inizierà quest’autunno a Roma.
Io non so neanche se avrò tempo di andarci, nel caso venissi presa (anzi, quasi sicuramente no), ma tentar non nuoce.
Per provare ad accedervi bisognava inviare il curriculum vitae e un testo (lungo una cartella) che spiegasse perché ci piace scrivere.
Io ci ho pensato a lungo; inizialmente, vuoto totale. Curioso che debba scrivere perché amo scrivere e mi venga il blocco dello scrittore.
Dopo un po’, l’illuminazione. E questo è il risultato.

Ci sono molti modi per esprimere ciò che si ha dentro, ciò che ci scuote dal profondo: c’è chi dipinge, c’è chi crea sinfonie, c’è chi modella la pietra. E poi, c’è chi scrive.
Credo che scrivere sia, tra le tante forme d’arte, la più cerebrale; quella che ci costringe a fare i conti con noi stessi più di qualsiasi altra. Molti dicono che la scrittura sia terapeutica: non lo posso negare, ma credo che la voglia di scrivere, in certi casi, sia un campanello d’allarme piuttosto eloquente. Perché un pensiero resta tale finché non prende forma sul foglio bianco; fino a quel momento resta labile, fugace. Quando però arriva la penna, quel pensiero è per sempre. Puoi cercare di ignorarlo, di dimenticarlo; ma poi torni tra quelle pagine, le sfogli e, infine, le leggi. E ricordi.
Forse è per questo che scrivere è così doloroso e così bello allo stesso tempo. È come scattare una fotografia in un momento che sai se ne andrà presto. Se scatti, il momento rimane. Se scrivi, il pensiero ritorna.
Una volta riempito il foglio di parole, ammiro l’alternarsi del bianco e del nero, la grafia regolare, compatta, e rivedo me stessa. Il foglio è il mio specchio, e io, come Narciso, adoro specchiarmi. Ecco perché amo scrivere: per fermare istanti di me. Per ricordare chi ero, per capire chi sono, per immaginare chi sarò.

Sono in ferie (???).

20 giugno 2011

Sono tornata in terra natia che, si sa, non pullula certo di eventi culturali o di serate di movida sfrenata. Di conseguenza anche la mia, già solitamente scarsa, vena creativa si può dire ormai sull’orlo di un coma irreversibile.

In ogni caso, un doveroso tentativo di rianimazione verrà presto eseguito. Per la precisione, il 14 luglio 2011, quando inizierà, finalmente, la 30esima edizione del Premio Sergio Amidei.

Tutte le info qui: www.amidei.com

Au revoir.

Trieste mia.

25 aprile 2011

Trieste

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

[U. Saba]

Silenzio stampa.

8 aprile 2011

No, non sono morta.
Però tra dieci giorni ho the big esamone su tutte le materie del master che sto frequentando (tutte in un esame solo, sì), quindi diciamo che non ho proprio tantissimo tempo, al momento.
Se poi ci aggiungiamo LibriCome, Annozero e varie ed eventuali beh… traete voi le dovute conclusioni.

Ma tornerò, promesso.

Direi che si addice.

8 marzo 2011

Sto vivendo una crisi
e una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va
sto vivendo una crisi
e una crisi è nell’aria ogni volta che mi sento solo
so che rimarrò distratto per un po’
quindi rimarrò altrettanto distante
quando inizia una crisi è un po’ tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare
so che rimarrò un po’ assente da scuola
e forse non andrei nemmeno al lavoro
quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi
che credevo persi
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perché
ho il sospetto che non sia un buon esempio
camminare a un metro e mezzo da terra
molto spesso una crisi è tutt’altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia
infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare

 

Passerà? Speriamo.
Intanto ho visto The Fighter, Christian Bale esagerato. Magari tra un po’ arriva la recensione, chissà.

Prima settimana di lezione & Annozero (e una cena a casa mia, en passant).

29 gennaio 2011

Ho perso un po’ la cognizione del tempo.
E sto prendendo dei ritmi di vita che due mesi fa avrei definito quasi fantascientifici.

Le lezioni sono inziate, e sono toste.
E già dopo qualche giorno ci hanno messo sotto con un lavoro di gruppo.
Ecco, per dovere di cronaca, dovete sapere che io ODIO i lavori di gruppo. Li detesto. Però devo dire che ne siamo usciti fuori piuttosto bene (e con molte risate annesse).

Detto questo, passiamo alle cose serie.
Eh sì, perché finalmente anch’io ho avuto i miei uhm… tre secondi di celebrità, poiché lo scorso giovedì ho partecipato come pubblico ad Annozero.
Dico tre secondi di celebrità perché, mi dicono, sono stata disgraziatamente inquadrata una (o due?) volta nel corso della trasmissione.
Non che me ne fregasse qualcosa, badate bene, anzi: ho cercato in tutti i modi di rifuggire la telecamera nel momento in cui la vedevo avvicinarsi minacciosa più del dovuto, ma evidentemente non è bastato, e sono stata mandata sullo schermo a tradimento.

Molto interessante, in ogni caso, assistere ad un programma televisivo in diretta: si capiscono un po’ di più le tecniche di regia, le varie dinamiche tra gli ospiti, si svela l’eterno arcano “ma cosa succederà mai durante la pubblicità?” e, se si ha l’occasione di avere in studio Enrico Mentana, ci si fa delle grasse risate durante i fuori onda.

Last but non least: ho finalmente fatto una cena di inaugurazione della casa con compagni di corso, amici, e chi più ne ha più ne metta. Un successone.

 

P.s.: prossimamente un commento sulle nomination agli Oscar, che ci hanno lasciato assai perplessi.

Ho la febbre, sono triste e voglio la mia gatta.

18 gennaio 2011

E quindi non scriverò niente.