Planning Amidei 2011.

5 luglio 2011

Le prime stime:
– media di 4-5 film al giorno;
– 6 giorni su 10 si inizia già la mattina;
– 7 giorni su 10 si finisce a notte fonda;
– in 3 occasioni dovrò scegliere tra più film che si accavallano.

Conclusioni:
– dal 14 al 23 luglio non esisto.
– sopravviverò?
– alla fine è tutta colpa della rassegna su Truffaut.

http://www.amidei.com/

Perché amo scrivere?

30 giugno 2011

Insomma c’è questo laboratorio di scrittura creativa organizzato dalla RAI che inizierà quest’autunno a Roma.
Io non so neanche se avrò tempo di andarci, nel caso venissi presa (anzi, quasi sicuramente no), ma tentar non nuoce.
Per provare ad accedervi bisognava inviare il curriculum vitae e un testo (lungo una cartella) che spiegasse perché ci piace scrivere.
Io ci ho pensato a lungo; inizialmente, vuoto totale. Curioso che debba scrivere perché amo scrivere e mi venga il blocco dello scrittore.
Dopo un po’, l’illuminazione. E questo è il risultato.

Ci sono molti modi per esprimere ciò che si ha dentro, ciò che ci scuote dal profondo: c’è chi dipinge, c’è chi crea sinfonie, c’è chi modella la pietra. E poi, c’è chi scrive.
Credo che scrivere sia, tra le tante forme d’arte, la più cerebrale; quella che ci costringe a fare i conti con noi stessi più di qualsiasi altra. Molti dicono che la scrittura sia terapeutica: non lo posso negare, ma credo che la voglia di scrivere, in certi casi, sia un campanello d’allarme piuttosto eloquente. Perché un pensiero resta tale finché non prende forma sul foglio bianco; fino a quel momento resta labile, fugace. Quando però arriva la penna, quel pensiero è per sempre. Puoi cercare di ignorarlo, di dimenticarlo; ma poi torni tra quelle pagine, le sfogli e, infine, le leggi. E ricordi.
Forse è per questo che scrivere è così doloroso e così bello allo stesso tempo. È come scattare una fotografia in un momento che sai se ne andrà presto. Se scatti, il momento rimane. Se scrivi, il pensiero ritorna.
Una volta riempito il foglio di parole, ammiro l’alternarsi del bianco e del nero, la grafia regolare, compatta, e rivedo me stessa. Il foglio è il mio specchio, e io, come Narciso, adoro specchiarmi. Ecco perché amo scrivere: per fermare istanti di me. Per ricordare chi ero, per capire chi sono, per immaginare chi sarò.

Sono in ferie (???).

20 giugno 2011

Sono tornata in terra natia che, si sa, non pullula certo di eventi culturali o di serate di movida sfrenata. Di conseguenza anche la mia, già solitamente scarsa, vena creativa si può dire ormai sull’orlo di un coma irreversibile.

In ogni caso, un doveroso tentativo di rianimazione verrà presto eseguito. Per la precisione, il 14 luglio 2011, quando inizierà, finalmente, la 30esima edizione del Premio Sergio Amidei.

Tutte le info qui: www.amidei.com

Au revoir.

Arrivederci Roma.

6 giugno 2011

[Non ho proprio voglia di scrivere tutto quello che mi passa per la testa al momento.]

Libri, libri, libri! Maledetta deformazione professionale.

16 maggio 2011

Un breve sunto di ciò che è accaduto nei giorni passati.

Dopo alcune piacevoli gitarelle ai Castelli Romani con i miei cari compagni di master, lo scorso weekend siamo partiti alla volta di Torino per il Salone Internazionale del Libro.

1° giorno: sette ore abbondanti di viaggio, sistemazione in bed&breakfast, aperitivo in centro e, dopo settimane e settimane di galvanizzazione, finalmente la famosa festa di Minimum Fax che, devo dire, non ci ha affatto deluso.

2° giorno: doveroso ripiglio dai postumi della festa e partenza per la full-immersion al Salone. Giretti per i vari stand, fila interminabile per conquistare i biglietti per gli incontri con Eugenio Scalfari e Michela Murgia e Gad Lerner, e infine l’incontro sui 10 anni di Nichel (collana di narrativa italiana di Minimum Fax, n.d.r.) con Nicola Lagioia e alcuni autori della collana. In serata, tentativo fallito di visita al Museo del Cinema (con conseguente immensa incazzatura della sottoscritta), sostituito poi da piadina e birra in centro.
3° giorno: sette ore abbondanti di treno, rientro a Roma, morte dei sensi.

Nel frattempo, dopo aver terminato (a fatica, non lo nascondo) “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman, ho letto in un soffio “Dieci Inverni” di Valerio Mieli (tanto amore) e ho iniziato proprio oggi “Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj” di Nicola Lagioia (sono già a metà e sto odiando quest’uomo per la capacità di scrittura che ha e che invece io non avrò mai).
Non starò mica tornando ad essere una lettrice forte? 

Trieste mia.

25 aprile 2011

Trieste

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

[U. Saba]

Questo non è un disco degli Strokes.

23 aprile 2011

The Strokes - Angles

Questo è il primo pensiero che mi è balenato in mente durante il primo ascolto di Angles.
Diciamocelo pure: i nostri amati cinque sono stati assai furbi: ci hanno preso tutti bellamente per il culo facendo uscire come primo singolo Under Cover Of Darkness, facendoci sperare in un ritorno alle origini che però, almeno secondo la sottoscritta, mai è giunto.
Qualche ascolto più tardi, dopo la – diciamolo pure – pessima impressione iniziale, mi sono ricreduta: Angles non è un brutto album, contiene alcune tracce interessanti e di sonorità tipiche del gruppo ce ne sono, a cercarle molto, ma molto bene.
Resta il fatto che dopo cinque lunghi anni e quella meraviglia di First Impression Of Earth, il disco non soddisfa affatto le aspettative. O, perlomeno, non soddisfa le mie.

Thumbs up: Machu Picchu, Under Cover Of Darkness, Taken For A Fool, Metabolism.
Non male: Two Kinds Of Happiness.
Se non c’erano non me ne accorgevo: Games, Call Me Back, Gratisfaction, Life Is Simple In The Moonlight.
Stupro uditivo: You’re So Right.

Rome, Rome, Rome, focus looking forward the Coliseum…

14 aprile 2011


Phoenix – Rome

Silenzio stampa.

8 aprile 2011

No, non sono morta.
Però tra dieci giorni ho the big esamone su tutte le materie del master che sto frequentando (tutte in un esame solo, sì), quindi diciamo che non ho proprio tantissimo tempo, al momento.
Se poi ci aggiungiamo LibriCome, Annozero e varie ed eventuali beh… traete voi le dovute conclusioni.

Ma tornerò, promesso.

Piccolo siparietto divertente.

16 marzo 2011

Stamattina io e un mio compagno di corso, approfittando della giornata di lezione annullata, andiamo a fare un giro in centro.
Quando decidiamo di tornare a casa, iniziamo a camminare dirigendoci verso la fermata della metro più vicina (Barberini).
Stiamo scendendo lungo via Veneto quando vedo arrivare un bus che ci potrebbe accorciare di qualche minuto il tragitto.
Giacché nel frattempo avevo ricevuto una telefonata dal mio coinquilino che era rimasto chiuso fuori casa, volendo andarlo a salvare in fretta, esclamo “prendiamo questooooo!”, e corro verso il bus, scavalcando una piccola aiuola recintata che sta tra me e, appunto, il bus.
Il mio amico mi sente urlare, fa per corrermi dietro ma non vede l’aiuola, inciampa sulla recinzione e ROVINA A TERRA, mentre l’autista rimane fermo impietosito aspettando che si rialzi, la gente cerca di non ridere mentre lo guarda con misericordia e un vecchietto che passava nel frattempo gli dice “stia attento!“.
MORTA. Ancora rido se ci ripenso.